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Editoriale meteo

L’attività del Vortice Polare Stratosferico (VPS) risulta ancora piuttosto intensa a causa del protrarsi (da ben 14 mesi) di una QBO (Quasi Biennal Oscillation) di segno positivo che inibisce l’efficace propagazione verticale dell’E-P flux non consentendo una ripresa della BDC (Brewer Dobson Circulation) e la conseguente crescita delle concentrazioni di ozono in area polare.
Il VPS, particolarmente gelido e vigoroso, nei giorni scorsi è stato solo temporaneamente e parzialmente disturbato da modesti warming manifestatisi nel settore orientale del continente asiatico portando così allo sviluppo di anticicloni stratosferici in prossimità dell’Arcipelago delle Aleutine, con il conseguente accenno di ellitticità nella struttura del VPS e displacement dello stesso prevalentemente nel settore atlantico ed europeo dell’Artico.500 hPa
Queste anomalie del Vortice Polare Stratosferico sono state responsabili del manifestarsi di uno spettacolare e raro fenomeno, più comune durante l’inverno antartico: la formazione di nubi stratosferiche polari (“nubi madreperlacee”), anche eccezionalmente estese, addirittura alle latitudini della Scandinavia. Le “nubi madreperlacee” si sviluppano a quote molto elevate (fino a 30.000 m) quando la temperatura scende al disotto dei -80 °C, consentendo l’aggregazione delle rare molecole d’acqua presenti in stratosfera.
Per l’assenza di disturbi significativi, la circolazione ciclonica stratosferica permarrà a lungo molto vigorosa e scarsamente permeabile alla propagazione verticale d’onda, anche a causa del graduale ritorno in sede artica del core del VPS e dell’attenuazione della sua ellitticità.
I forcing stratosferici alimenteranno, in troposfera, potenti correnti occidentali perturbate alle alte (in parte anche alle medie) latitudini europee e atlantiche e formazioni anticicloniche soprattutto nel Sud Europa, estese a tratti anche al Centro Europa.

L’oscillazione intra-stagionale tropicale MJO (Madden Julian Oscillation) risulta ancora piuttosto debole. Nei prossimi giorni emergendo in fase 4 e passando quasi subito alla fase 5, promuoverà lo sviluppo di anticicloni su Europa sud-occidentale e Mediterraneo centro-occidentale con rinforzo delle westerlies alle medie ed alte latitudini euro-atlantiche. Intorno alla metà del mese corrente tenterà di avanzare ulteriormente, ma entrando in fase 6 s’indebolirà rapidamente risultando di nuovo ininfluente sulle dinamiche troposferiche euro-atlantiche.

Alla luce di quanto detto, pare lecito aspettarsi per il nostro Paese (dopo l’imminente, breve, irruzione di correnti di tramontana sulla Puglia e sulle regioni limitrofe) un mese di gennaio (probabilmente anche un inizio febbraio) all’insegna della stabilità anticiclonica, con scarse precipitazioni e temperature prevalentemente al disopra della norma, perlomeno sui rilievi e sulle coste. Gli anticicloni invernali, infatti, favoriscono in genere la formazione di sottili strati di aria fredda (spesso nebbiosi ed inquinati) nei fondovalle e nelle pianure interne.

Gettando uno “sguardo indiscreto” e soprattutto azzardato, nel lungo e lunghissimo termine, si può ipotizzare che, con il ritorno ad una QBO di segno negativo dalla fine dell’inverno climatico, possa prospettarsi una maggiore propensione all’instabilizzazione del Vortice Polare Stratosferico. Potrebbero così insorgere condizioni favorevoli al manifestarsi di Major Warmings stratosferici, magari sfocianti in un Final Warming.





Michelangelo Nitti                                                             5  gennaio  2020


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