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Editoriale meteo

L’evoluzione della circolazione stratosferica delineata nel precedente editoriale (“imprinting antizonale" seminato nelle stagioni precedenti, nonostante il recente inizio della fase positiva della QBO) risulta ormai pienamente confermata dallo sviluppo di un intenso Major Warming che sta causando lo split del VPS (Vortice Polare Stratosferico).
Si può anche considerare ancora valida l’ipotesi di una sempre maggiore influenza della QBO di segno positivo sulle dinamiche stratosferiche nella seconda metà dell’inverno climatico, con sempre minore propensione all’instabilizzazione del Vortice Polare Stratosferico.

L’alta stratosfera sta diventando completamente anticiclonica in sede artica, mentre il VPS, molto indebolito, tende a scindersi in due vortici (Major Warming wave-2): il primo si andrà posizionando sul Nord America, il secondo sull’Asia, con il lobo più occidentale esteso fino all’Europa.500 hPa
Nei prossimi giorni le correnti antizonali sviluppatesi alle alte latitudini imporranno l’impossibilità della propagazione verticale d’onda e l’assenza di flusso meridiano di temperatura. Di conseguenza, la stratosfera, partendo dai piani più elevati, procederà verso un nuovo raffreddamento radiativo, con ricostituzione del Vortice Polare in sede tipica a partire dalle quote più elevate. Nel frattempo, però, si assisterà alla propagazione verso la bassa stratosfera e l’alta troposfera del riscaldamento stratosferico e dei moti antizonali, con ulteriore incremento del disturbo che già da alcuni giorni comincia a manifestarsi con lo sviluppo di blocchi anticiclonici alla circolazione zonale specialmente sul comparto atlantico.
La propagazione dinamica dell’onda stratosferica risulterà piuttosto efficace nel feedback troposferico, già nel breve-medio termine, allorquando si assisterà all’induzione dell’anticiclogenesi sull’Atlantico centrale per l’imposto rallentamento zonale in alta troposfera e la modificata propagazione verticale d’onda e dovrebbe diventare ancora più evidente nel corso della terza decade di gennaio grazie al coupling stratosfera-troposfera indotto dal probabile ingresso in fase 7 dell’oscillazione intrastagionale tropicale MJO (Madden Julian Oscillation).

La MJO attualmente in fase 8, ma in rapido indebolimento, promuove in genere, in questo periodo dell’anno, il manifestarsi di colate artiche sull’Europa Orientale che possono anche investire, ad intermittenza, il nostro Paese. Risulterà poi ininfluente sulle dinamiche troposferiche delle medie latitudini per gran parte della seconda decade di gennaio.
Nella terza decade dovrebbe riemergere in fase 6, passando poi alla fase 7 presumibilmente poco prima della fine del mese.

Per quel che riguarda l’evoluzione meteorologica nel breve-medio termine nel nostro Paese, alla luce di quanto detto, pare lecito aspettarsi tre giorni dai connotati decisamente invernali. È comunque piuttosto difficile stabilire i particolari di queste "grandi manovre invernali"; quando una massa d’aria gelida si tuffa nel caldo Mediterraneo subisce repentine e vistose metamorfosi, con sviluppo di celle convettive e minimi depressionari sul mare e prevalenza di fenomeni di scorrimento delle correnti perturbate al disopra dell’aria fredda sulle terre emerse.
Probabilmente si verificheranno nevicate anche abbondanti, fino all’11 gennaio, sul versante adriatico del Centro Italia ed in località interne del Sud; intorno alla metà del mese nell’area alpina e sui rilievi appenninici del Centro-Sud.

Nella terza decade di gennaio (forse soprattutto a fine mese), il sopraccennato coupling stratosfera-troposfera dovrebbe indurre una traslazione retrograda del vortice freddo siberiano verso il Vecchio Continente.



Michelangelo Nitti                                                           9  gennaio  2019


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